Ultima modifica: 12 giugno 2018

Uno strumento musicale racconta la sua storia

Sono un vecchio pianoforte del 1999.

Venni acquistato come regalo di nozze da un giovane signore. Non so perché scelse me: per il commerciante, ero il peggiore fra tutti i pianoforti e, se non fossi stato venduto entro sette giorni, sarei stato distrutto in un modo molto doloroso.

Fatto sta che fui scelto e il giorno dopo mi trovai in una confusionaria e polverosa casa che si affacciava su una orribile strada trafficata.

Qui stetti per ben undici anni e conobbi la bellissima moglie dell’uomo e vidi crescere i loro due simpatici figli: la primogenita, nata nel 2003 e il più piccolo, nato nel 2006.

Questi furono per me anni di gioia, ero davvero contento quando la signora, così appassionata della musica, mi toccava i tasti con le sue lunghe e affusolate dita facendomi produrre un suono divino, ma furono anche anni di dolori ogni volta che i suoi bambini provavano a eseguire brani di Mozart e mi strimpellavano.

I martelletti colpivano le corde duramente e mi facevano venire un forte mal di gola. Era uno strazio!

Nel 2010 successe un avvenimento straordinario: traslocai insieme a tutta la mia famiglia. Ero proprio felice di abbandonare quel lugubre posto per andare a vivere in una villa in campagna costruita tutta in cemento e circondata dalla natura.

Qui venni, mio malgrado, usato molto meno. La passione per la musica della signora stava sempre di più svanendo per far posto alla sua carriera di insegnante. Certo, mi spolverava ogni settimana e, insieme a me, puliva anche i miei amici divani e la mia amica scrivania.

Pensavo che fosse imminente la mia distruzione: primo passo, non venire usato, secondo, essere buttato nella discarica, un posto pieno di oggetti rotti.

Questo era stato il mio incubo fino al fortuito evento del febbraio 2015: la figlia maggiore venne scelta tra le allieve della sezione musicale e, come strumento, le fu assegnato il pianoforte. Ero salvo!

Lentamente ricominciai a divertirmi con i velocissimi giochi di note di Hanon, i lenti ma stupefacenti minuetti di Mozart e Bach e le colonne sonore, trovate ad orecchio, dei film di azione che la famiglia vedeva nel televisore di fronte a me.

A continuare questo momento positivo fu l’improvviso amore per il pianoforte da parte del figlio minore. Non so se si sia dedicato a questo strumento per dimostrare a sua sorella che era capace anche lui di suonare o solo per passione della musica. Su questo non stetti a indagare, l’importante era che fossi di nuovo in uso!

Sono ormai tre anni che non mi annoio più e non ho più tormenti nella notte. La paura dell’abbandono è ormai scomparsa.

Jacopo Schneider
classe 1C